Storia
La zona denominata “annonaria” si situa al di fuori del tracciato storico delle mura di Cremona, in direzione est dalla antica Porta di Ognissanti – poi Porta Venezia -, in un’area compresa fra la ferrovia per Mantova (avviata all’esercizio nel 1874) e la strada carrabile per la medesima città; l’evoluzione nel corso del XIX e del XX secolo mostra un processo di occupazione progressiva dei terreni verso il confine con il territorio dell’antico comune di Due Miglia, poi accorpato al Comune di Cremona nel 1920. Carattere particolare dell’area che si viene successivamente edificando è la destinazione generale a funzioni specializzate, oltre che a tessuto industriale tipicamente sviluppato nelle zone esterne alla forma urbana contenuta nello sviluppo consolidato delle mura. Il processo di determinazione funzionale dell’area ha inizio con lo spostamento del mercato del bestiame, per ragioni di igienicità e di funzionalità, dalla città storica al suo immediato esterno (terreno concesso in maniera munifica dal proprietario ai fini pubblici, un terreno situato nell’odierna Piazza Libertà) nella prima metà del XIX secolo. Il “Mercato Boario” occuperà le cronache cittadine e l’azione amministrativa del Comune con progetti di qualificazione, ampliamento e dotazione di attrezzature stabili e dotate di spazi coperti (per controllo igienico e migliore sistemazione logistica per l’esposizione del bestiame anche in relazione ad avvenimenti “fieristici”) durante la seconda metà del XIX secolo, fino alla stabilizzazione in area poco discosta dall’iniziale in direzione est lungo la via Mantova, con la costruzione delle strutture fisse a pensilina e la palazzina amministrativa (1906), nelle forme che si richiamano all’Art Nouveau allora tendenza dominante in architettura. Appaiono scorci di vita cittadina di indubbio interesse: l’acquisizione delle aree per l’ampliamento del mercato negli anni successivi all’Unità d’Italia; i lavori per il livellamento dei terreni (utilizzando maestranze disoccupate), completati nel 1881; la gran quantità di progetti presentati al Comune per la sistemazione edilizia del Mercato del Bestiame, ai fini dell’igiene e del decoro: l’architetto Marchetti con altri (1877), gli ingegneri Annibale Feraboli e Carlo Anselmi (1879), tecnici comunali come l’ing. Ghisotti, l’opera propositiva di assessori come l’ing. Ettore Signori, a fronte della cronica scarsità di risorse proprie dell’amministrazione. Anche la soluzione della vicenda appare degna di attenzione: la Banca Popolare di Cremona istituisce (1904) un premio di 100.000 lire (una somma di grande rilievo) per “l’opera pubblica capace di suscitare ampi vantaggi all’ambiente economico cremonese”; il premio viene attribuito al Comune per il progetto del nuovo Foro Boario (ing. Antonio Feraboli, con realizzazione a cura dell’ing. Pietro Ghisotti, tecnico comunale), il che consente la realizzazione della struttura, per la quale così a lungo si erano accumulate proposte e svolte discussioni. Punto fermo della qualificazione della zona fino al trasferimento negli anni settanta del XX secolo in luogo ancora più esterno, il Mercato Boario – fornito di un binario di collegamento alla stazione ferroviaria merci - è espressione del legame economico col territorio provinciale e nello stesso tempo costituisce forma della capacità rappresentativa della città. Nella zona circostante il Foro Boario, lungo l’asse di via Mantova e all’interno della barriera costituita dalla ferrovia per Mantova, si accostano elementi diversificati, fra produzione, servizi di utilità pubblica, attrezzature collettive. Un’area, quindi, segnata da una consistente polarizzazione in termini di valore funzionale specialistico. Si possono segnalare i luoghi di produzione a servizio della città, come la zona dell’antica Officina del gas (sulla quale si accentrano processi di trasformazione urbana che innovano il tessuto, mantenendo traccia delle precedenti strutture edilizie a carattere produttivo ottocentesco); i luoghi di utilità pubblica ed economica (oltre al mercato del bestiame, principale denominatore dell’area, il mercato ortofrutticolo ed il macello); le attrezzature industriali, con la presenza delle Ceramiche Lucchini, un’azienda inserita in quella forma ormai esaurita di specializzazione produttiva della città che è raffigurata dalla produzione di laterizi e componenti costruttive: l’area della fornace dismessa, appena al di là del Cavo Cerca, poi coperto per ragioni di collegamento viabilistico, è stata oggetto di trasformazione urbana in anni recenti, un tentativo di costituire un aggregato di funzioni commerciali, terziarie e di servizio, residenziali, cui si accompagna una progressiva edificazione dei terreni ancora liberi in direzione est. Nel corso degli anni Venti e Trenta del XX secolo, si aggiunge una ulteriore qualificazione funzionale della zona con la costruzione dello Stadio di calcio, inaugurato nel 1932 come “Campo Polisportivo Roberto Farinacci”, cui si accede da una porta trionfale a colonne ed architrave magniloquenti: qui durante gli anni Trenta trovano collocazione – oltre agli avvenimenti propriamente sportivi – anche le manifestazioni ginniche e i saggi di cultura fisica del Regime, le cui testimonianze fotografiche mostrano un panorama edilizio ancora relativamente diradato, con la massiccia presenza della ciminiera e dei capannoni dell’antica fornace, ora scomparsa. La zona “annonaria” quindi evidenzia caratteri di polarizzazione in riferimento ad attività collettive e di forte segno continuativo (anche in riferimento alla persistenza del toponimo “Foro Boario”, anche dopo la cessazione dell’attività e la scomparsa di gran parte degli edifici per le attrezzature di servizio al mercato), cui può corrispondere un’operazione contemporanea di trasformazione architettonica e urbana di altrettanto forte segno.




